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PORTA

 

 LA PORTA E IL PASTORE

MAGGIO 3, 2020 

La Parola della Domenica (Riflessioni, emozioni, sollecitazioni operative correlate alla omelia domenicale di Don Nicola Bari) Comunità Sorella Luna – Roma 3.5.20

“Io sono il Buon Pastore, dice il Signore, conosco le mie pecore e le mie pecore riconoscono me”

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (GV 10,1-10)

E’ terminata da poco la messa di oggi, 3 maggio 2020. Si consolida la sacrosanta abitudine (è proprio il caso di dirlo) di celebrare (grazie agli strumenti tecnologici che sempre di più stiamo efficacemente utilizzando) la Messa domenicale insieme a tutta la comunità del Centro La Tenda. E insieme al nostro Don Nicola.

E per comunità, sia chiaro, intendo proprio tutta la comunità , o meglio tutte le comunità, di cui è composta la costellazione de La Tenda.

Una grande, positiva occasione che ci permette apprezzare, tra tanti disagi, quei doni che, a guardar bene, pur ci sono, in questo difficile periodo.

Quello di stasera, in particolare, mi sembra proprio prezioso. Mi riferisco all’insegnamento che ci è giunto, a me come a tutta la comunità collegata, attraverso le riflessioni sul tema della porta, evocato dal brano evangelico.

Il brano, molto suggestivo, ma anche molto complesso e impegnativo, come ci ha confessato don Nicola, è di difficile lettura anche per lui già solo perché impone di parlare di Dio.

Un “argomento” oggettivamente insostenibile e già solo per questo indicibile. Rispetto al quale, sembra opportuno, più che altro, il silenzio, la meditazione.

Ma in fondo anche questa sollecitazione che ci proviene dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,1-10) può corrispondere ad una porta da varcare.

Difatti, il brano evangelico riguarda l’importanza di varcare la porta dalla parte giusta e e di riconoscere la necessità di accogliere la sollecitazione ad aprirci piuttosto che rimanere al chiuso dei nostri recinti mentali.

Ma anche di riconoscere la nostra vita, nella sua complessità (ben lontana dall’immagine bucolica del gregge mansueto che si fa condurre dal suo pastore) che alterna smarrimenti e cadute a ritrovamenti e riprese.

Una vita comunque caratterizzata dalla necessità dello stare insieme, del riconoscere un cammino comune, da percorrere insieme facendo tesoro anche delle diversità, delle contrarietà, dei conflitti ma anche della caducità e delle risorse di ciascuno di noi.

Il nostro Don Nicola ha posto molto l’accento sulla importanza di riconoscere il valore della porta, sia di quella d’ingresso ovvero della nascita attraverso il grembo materno ma anche, e forse soprattutto, quella di quella della morte che, come Cristo ci ha insegnato, è anch’essa una porta da varcare per nascere veramente.

E per varcare efficacemente la porta della paura e dell’incertezza che oggi, in particolare, abbiamo davanti (e dentro di noi), non possiamo che radicare le nostre motivazioni, i nostri valori.

E, paradossalmente, rimanere fermi, (come peraltro ci ha suggerito lo stesso Papa Francesco), per dare spazio ai valori profondi, costitutivi della nostra esperienza di vita.

Ma anche di squadra in cammino spirituale, capace di riconoscere nel rapporto con l’altro, nella relazione con l’Altro soprattutto, la guida sicura, il Buon Pastore che ci può aiutare a procedere con fiducia, verso la porta giusta.

Non possiamo cambiare strada proprio adesso. Anzi, proprio adesso, dobbiamo rimanere fermi e riconoscere, grazie al nostro buon pastore, la strada sicura che può condurci oltre la paura, a riscoprirci gregge capace di fare squadra.

IL BRANO EVANGELICO (Gv 10,1-10)

1 «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. 2Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. 4E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. 5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 6Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
7Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. 8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

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